EDOARDO GRECO'
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PREMESSA

"CRITICA ALLO ME' "

Omo tu sei, ma
non ne dimostri belva,
non di avanzo, parola lanci di tua arma,
ma lo bersaglio cogli con tua mira.

Ancor di più......
Ferita in cuore ne lasci lacerante
se lo bersaglio sia in carne viva.

Chi sei tu dunque
essere di ombra taciturna,
che con tua penna listi versi e Omi ?

In terra fosti tu calato, in gamba,
ad' avvisar di omi a non alzar la voce
per non destar di sua rabbia lo potente,
che già ne stà diavolo infuriato,
nello veder lo camminante in torta ?

Sei tu dunque,
l' Omo in penna rossa,
e lista ne scrive delli sorpresi in fallo
che posto vanno ad occupar d'inferno ?

Se di cattivo tosto sei nello vero,
come nello tuo scritto,
risparmia lo me
da cosi tortura
e dimmi lesto, dove mi riservi alloggio,
quando di croce mi farò dietro tua richiesta.

Non so se questo sia in pieno tuo potere, ma...
se lista nera lasci senza lo mio nome,
mi sembrerà di fare l'ospite d'onore
in caldo "INFERNO",
arrostirò di rosolata carne,
per far da pasto gustoso e profumato
a chi corona porta e corna pure.

Dimmi dunque tu, essere !!!
Pur "OMO" fosti
e ne hai cambiato impasto ?

Quale ne fù motivo di tale disdegno ?

Causa ne fù, forse, l' Omo tanto devoto a "Dio" ?

Se così ne fosse.....
non certo con lo fuoco,
ne fai di santi in cielo !!!!

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“Belva e Poeta”

Sono Poeta per comodar la psiche,
quando da OMO sono stanco di faziare
e con coscienza cerco di perdonar
lo esser di mè, la belva.
Pur parte faccio in bona, a santo dire,
mentre la carne sbrano di ferocia
e degli avanzi ne faccio gli insaccati,
per conservare l’ Anima dei vivi
che nutrimento fa allo mio corpo,
quando, in debole, vado in carestia.

Dolce presento aspetto, per ingannar crudeli
convinti nel lor giusto, lo rapinar fedeli.
Lo esser dunque in gioco con li “OMI”
in questo ciclo.

Uccido lo simile allo mè, pur lui vivente,
né concio la sua carne e pur la pelle in fregi,
accristo “Omi” e pur ne prego il morto
con mani di congiunte e voce assai di mesta,
già conscio del difetto Umano
che in mè primeggia d’Ego,
pur cerco lo perdono e lo intrigar supremo.

Carne, di un Kilo, basta e avanza
per lo nutrir ferocia che bramosia chiama, ma
da ingordo Umano….. scialacquo di abbondanza,
visto che lo morto altrui, dello mè, ne fa, la vita.
A contorno metto intingoli, con droghe e diavolerie,
che d’occhio fan gustoso, pensiero già gradito.

Festa ne sfrena su tavola imbandita di colori,
senza di pensier far dedica a chi lo addebola la fame
e viso ne tiene mesto, dalla mosca ben rigato
con vomito di eccesso a digestione fatta.

Di ciò, mi par poetico,
pur lo illustro, in lustra carta,
per far dello mè , lo bravo
in risma Umana specie.

Poeta sono, ma non ne rimo versi,
poiché, lo scritto…. in sè, poetica di verso.
Sono poeta, non più …FRA….. ma per i Vivi.
Sono Poeta, per saziar dello mè lo Ego inFAME !

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Di coscienza e in Bilancia
ne prese posto lo mio segno in rota astrale,
in quel lontano giorno di Ottobre13 dello anno 1949,
quando: la foglia, lo giallo ne incominciava a fare;
dunque, si preparava a concimar le radici in tronco
che in ciclo ne voglion di stagione rigenerar lo verde.

La terra. di mie radici e tronco,
lo è, oggi (destino) assai lontana
e di mia pensata dico che:
di foglia ne cadrò in perso mare,
poichè di capo e coda non ne tengo
e non di veduta trovo la retta via,
anche se ....
ne sono ormai di tardo Omo.

Chissà.....

Forse ne fu lo vento
dello autunno in prossimar venuta,
che della mia nata ne fece lo confuso ?
Lo e' di motivo questo, oggi, il
non raddrizzar di cose manco di ufficio ?

Nel far seduta, le gambe strette tengo,
per non urtar di cose in sparso poggio,
che nella stanza, di laboratorio in arte,
ne tengo d'uso e attrezzeria.

La sedia non sposto mai di alloggio,
poichè permesso non lo dà materia attorno,
che di ingombro ne fa a sua spostata.

Minuterie sparse in ogni loco
ne fanno di compagnia allo mio carattere torbo
e accendono di occhio allo curioso
che di caso viene sbattuto in mia dimora.

Di fogli, la finestra, con aria in terra sbatte
e di accumolo ne fanno a lungo andare,
di capovolti e con di scritti in evidenza pure.

Di ogni tanto, lo bene mio di affetto
si adopra per riordinar lo tutto,
perchè, di sua pensata...
lo è di giusto il trambustar di alza e metti,
per veder di cose in posa retta,
senza pensar quanto di sofferenza faccio,
quando non trovo più la mia vecchia penna.
che di solito raccolgo di sotto scrivania.....

La carta, di vecchia scritta,
ne rigiro lo suo verso
per di appunti scarabocchiarne in note;
la ritrovo poi...
di passato tempo, ormai di scordo
e di pestata scarpa, dunque
ne cerco di decifrar li scritti, come se
di ritrovamento antico ne fosse lo papiro
e non lo mè, ne fosse stato lo scrivano.

Di altro ne dirò (di certo)
del mio fare in essere,
ma solo a mo di goccie in dosatura,
non vorrei.... lo fosse per voi,
di torto impatto,
lo verso mio di raccontar difetti
e lo esporre di mosse
in loco Umano.

Continua........
nel libro:
"HO ATTRAVERSATO l'INFERNO"

Edoardo Grecò


Altri dettagli nei libri:
“Ho attraversato l’ Inferno” e “Favole in Purgatorio”

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